08 gennaio
Verso Sebha. Sveglia alle 7,30: troppo presto visto che poi le attese si allungano parecchio ... verso le 10
trasferimento al campo tuareg per uno spettacolo. C'erano alcuni ragazzi tuareg con i loro cammelli che abbiamo potuto ammirare da vicino e alcune donne velate che cantavano per noi nenie della loro tradizione.
Abbiamo visto parecchi bambini, passando con il pullmino; tutti molto belli, gli occhi specialmente, uno è salito con noi per
andare alla scuola; aveva un gran bel sorriso sotto il suo berrettino. Molti salutano al nostro passaggio e dimostrano amicizia
verso il forestiero.
Pranzo rapido e poi 400 e + km su una strada che il vento e la sabbia hanno tagliato a grossi quadrotti. Il tempo è uggioso: a tratti piove e lungo la strada si vedono gli effetti della tempesta del giorno precedente: lunghi depositi aranciati su cui il camper corre silenzioso, poi riprende il tram, tram ...
Incrociamo bimbi dagli occhi grandi e teneri, sono sempre belli, sotto qualsiasi cielo, ma qui, i loro sguardi mi fanno pensare alle gazzelle.
Notte in campeggio e doccia calda, calda.

09 gennaio
trasferimento Sebha-Mizdah: sveglia e di corsa a vedere il piccolo zoo. Si comincia con degli animaletti tutto pelo,
simpatici, poi porcellini d'India e finalmente il fennec (volpe del deserto): piccolo, striato e coda folta,
quindi gazzelle, una sorta di stambecco dalle corna ricurve e ultima, chiusa in una teca la vipera del deserto, ben appiattita
e mimetizzata sotto delle rocce.
A sera si parcheggia in un'area recintata da mura merlate.
10 gennaio
Altri 250 km e arrivo a Leptis Magna.
Il deserto è ormai completamente alle spalle ; la vegetazione è sempre più consistente come i centri abitati. Il profilo è ondulato
e per alcuni tratti la strada è fiancheggiata da alberi. Si incontrano parecchi studenti tutti incuriositi dalla lunga fila di camper.
Nel primo pomeriggio arrivo a L.M. Inizia subito la visita al parco archeologico.
L'arco di Settimio Severo, le terme, le strade, la zona del mercato, la basilica, il foro grande, templi, colonne,
arco di Antonino Pio, di Marco Aurelio ... abbondanza di marmi, fregi, belle e inquietanti teste di gorgoni dagli sguardi vacui,
nereidi dalle sopracciglia a pinna di pesce, capitelli ed infine il teatro. Dagli spalti ammiriamo la scena ed il mare un poco mosso sullo sfondo.
Il tutto dà un'idea di bellezza e magnificenza ed è strano pensare di dover venire in Africa per capire quanto sia stata grande e cosmopolita
la civiltà romana